BISOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Io, neanche a dirlo, stavo bevendo vino rosso, la sera in cui parlai a Teo Manzo, poeta, cantautore, voce de La linea del pane, della mia idea.

Lui, neanche a dirlo, gin tonic.
Gli chiesi una canzone, dopo un giro di parole che durò un’infinità. Un pezzettino della sua arte per rendere ancora più prezioso il lavoro che avete tra le mani. Perché credo che le mescolanze e le contaminazioni siano ricchezza.
Una canzone che parlasse di questa storia, di Diego, di tutte quelle sfumature che inevitabilmente colorano una figura mitica e mistica come la sua. Una canzone che i lettori potessero poi scaricare gratuitamente dalla rete, che potesse arricchire la lettura o accompagnare un eventuale booktrailer.

Meschino, tirai in ballo anche Pasolini, suo punto debole, pur di convincerlo, adducendo al fatto che, se Pasolini fosse stato contemporaneo del Pibe, ne avrebbe scritto le lodi in ogni forma artistica.
Non lo stavo prendendo in giro, attenzione. Parlavo sul serio.

Di certo  devo essere stato molto convincente, perché La linea del pane, passando da qui, ha lasciato
il suo segno. Ed è un segno che incanta.

Scarica gratuitamente QUI l’mp3!

 

 

Scaricate la copertina da inserire in iTunes ed altri lettori.

BISOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
de La linea del pane, 2012.

Mamma, sai perché mi batte forte forte il cuore
quest’oggi ho visto dall’altra parte della strada un uomo che muore
di stenti e di fatiche
e di altre cose antiche che non mi va di enumerare…

Mamma, andiamo a Napoli, a Napoli c’è il sole
lo sanno tutti e poi finché non la si vede tanto non si muore
adesso che ci penso bene
sarebbe forse il caso di aspettare ancora un po’…

Tanto l’erba dappertutto ha lo stesso odore,
essenza che io chiamo Ansia da prestazione
e da bambino in mezzo a un campo con un pallone sai cos’è…
Sì perché io, con tutti i calci che ho preso io
se li prendesse, per esempio, Dio
bestemmierebbe
Dio, con tutti i padri che ho avuto io
che gridavano il nome mio
a squarciagola…

Comprati da bere, Verlaine
questo non è un giorno per te
come fai ad odiare il fango
se non sai ballarci il tango così
tagliati le vene, Gauguin
questa notte non è per te
come fai a odiare il sole
se decide lui il colore
com’è.

Figlio, una vita è troppa, due sono troppo poche
per perseguire un plausibile progetto di felicità
io so districare il filo
d’impeccabile fattura inglese e ritrovarne il bandolo…

Figlio, andiamo via da questa città senza prospettiva
qui i sogni sono soltanto pensieri sdraiati che si raddrizzano la mattina
la ragione non è un pallone,
la ragione sta nel mezzo e non nell’angolo…

Però l’erba dappertutto ha lo stesso odore,
essenza che ho chiamato Ansia da prestazione
e da ragazzo in mezzo a un campo con una ragazza sai com’è…
Sì perché io, tutti calci che ho dato io
con tutti i baci che ho dato io
li ho riscattati
Dio, con tutti i figli che ho avuto io
che pretendono il nome mio
a squarciagola…
Tagliati le vene, Verlaine
questo non è un giorno per te
come fai ad amare il fango
se non puoi più ballarci il tango così
comprati da bere, Gauguin
questo non è un giorno per te
come fai ad amare il sole
se decide sempre lui il colore
com’è.

Breadline

La linea del pane

La linea del pane nasce a Milano nell’A.D. 2011, non esattamente per volontà precisa di qualcuno dei suoi tre componenti.
Diventa, molto presto, un’intenzione: chiara, ma non per questo esplicita; presuntuosa, poiché s’arrischia su un linguaggio accidentato; spinosa, perché ripudia ogni stretta.
Lavora, in questo tempo, all’arrangiamento e all’incisione di due dischi, molto dissimili tra loro.

È inesatto dire che suona, più che altro risuona.

È inappropriato aspettarsi che canti, è più facile che incanti.

Non crede che si possa definire a parole la sua musica, ché qualora si potesse le sovverrebbe l’insano dubbio che non sia poi tanto esaustiva come vorrebbe.
Qualche volta è come un’anomalia, una distrazione o un dovere.
Altre volte è come un qualcosa di già sentito…

Ma tanto lei lo sa che non sapreste dire dove.

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