DI ROCCE E DI MUSICA – LETTERA APERTA AL RAP

Milano, 05/07/2014

 

Ciao Fabio,

non ti chiamo Marracash perché in questa lettera non mi rivolgo al “prodotto”, ma all’uomo e all’artista.

Ti scrivo dopo aver appreso dai social network e dal web in generale, la notizia dell’annullamento di un concerto che ti vedeva protagonista, assieme alla tua nuova etichetta, Roccia Music. Se non erro il concerto doveva svolgersi a Roma, presso Villa Ada, il 3 Luglio. Le motivazioni ufficiali di Roccia music sono, correggimi se sbaglio, queste che trovate scorrendo la pagina.

Io riporto solo un breve estratto per i lettori più pigri:

Il nostro show,lungo quasi 2 ore, e per il quale abbiamo fatto giorni di prove nonchè chilometri di strada (Luchè veniva addirittura da Londra) era previsto per le 22:00. Arrivati sul posto scopriamo che il pubblico purtroppo era davvero esiguo.Può capitare che una serata vada storta e ci assumiamo le nostre resposabilità ma quando il “buco” è COSI grande e la serata va COSI male è evidente che qualcosa non ha funzionato a livello organizzativo e soprattutto promozionale. Nemmeno i singoli artisti hanno mai raggiunto risultati cosi bassi. Nemmeno i più “piccoli” del nostro colletivo. Su richiesta degli organizzatori abbiamo aspettato che arrivasse più gente ma la gente non è arrivata. I nostri amici di Roma e gli artisti romani presenti alla serata ci dicevano che effetivamente nessuno sapeva di questo concerto. Tra discussioni in camerino con i promoter ,tensioni e attese si sono fatte le 23,20. La scelta era tra fare uno show ridotto,snaturato e raffazzonato all’ultimo momento (dato che bisognava staccare a mezzanotte) o far saltare la data per poter RIMBORSARE i biglietti a chi aveva pagato. Abbiamo scelto di non suonare,restituire i soldi al pubblico e rinunciare INTERAMENTE al nostro cachet.

Ora chi mi conosce, sa che io non sono un super appassionato del genere, lo seguo così come seguo molte altre correnti musicali e artistiche in generale, intrigato in primis dal suo animo estremamente popolare e sociale (oltre che dal suo lato tecnico-linguistico legato alle rime) che si è ormai totalmente perso in altri contesti della musica italiana, come il rock ad esempio.

Quindi perché ho sentito l’esigenza di scriverti questo lungo post, che forse per mille motivi, primo di tutti quello del “cazzo me ne frega”, non leggerai?

Forse perché, lo ammetto, ci son rimasto un po’ male per la scelta effettuata dal tuo colletivo di non esibirsi perché il pubblico era troppo scarso e la delusione troppo grande. Da inguaribile ottimista quale sono, speravo che nonostanto le paillettes, le pose da gangsta e le spacconate con il Moet che van bene per rimorchiare qualche migliaio di like sulla pagina facebook, il rap avesse ancora della brace rovente nel sottosuolo e che nei momenti più veri che contraddistinguono la carriera di un musicista, come i live, questa venisse fuori più viva e ardente che mai.

O forse perché essendo anche io un artista che campa della sua arte (scrivo e disegno graphic novel e libri a fumetti che puoi trovare in tutte le librerie di italia e in parte anche d’Europa, e visto che voi rapper ci tenete molto alla questione egocentrica, anche io ho i miei lettori, il mio pubblico e persino la mia paginetta su wikipedia, così giusto per bullarmela un po’) mi sono sentito un po’ tirato in ballo…Certo, il mercato del graphic novel è una cosa talmente di nicchia rispetto alla musica popolare che non mi ci metto neanche a paragonare la mia situazione alla vostra, che vanta sicuramente molti più soldi, molto più pubblico, molta più fama ecc…

Però credo che tutti noi, inteso come noi artisti, noi che cerchiamo di fare qualcosa e di vivere con la nostra creatività, siamo accomunati da un unico grande scopo, che, come la morte, ci riguarda senza differenza di classe e categoria. Musicisti, scrittori, disegnatori, registi, tutti vogliamo fare qualcosa che rimanga e che ci sopravviva, che possa parlare per noi anche quando noi saremo dei vecchi rincoglioniti o meglio, morti e sepolti. Poi possiamo raccontarcela, per nutrire il nostro ego, per scopare, per vendere di più, per essere di più, possiamo dire che lo si fa per il soldi, possiamo vestirci bene e bere champagne, possiamo dire che è tutta una figata, che non c’è vita migliore, anche se poi quando siamo da soli in una stanza conviviamo con i demoni come tutti gli sfigati di questo mondo.
Ma dentro, nel profondo, quando parliamo con noi stessi, lo sappiamo perché ci facciamo tutti questi enormi sbattimenti.
Per essere immortali, perché ne abbiamo bisogno. Perché non concepiamo una vita se non così.E questa concetto lo esprime molto meglio di me un rappresentate del rap che infatti apprezzo molto, un certo Kaos One, nel suo ultimo disco, Post Scripta.

Tutta questa pappardella non vuole essere ne un insulto alla vostra scelta di non esibirvi, ne tanto meno una paternale o un consiglio. Solo una riflessione nuda e libera.

Posso capire la delusione nel vedere poco pubblico, dopo giorni e giorni di prove e casini, posso capire la scelta di non mettere in scena lo spettacolo così come organizzato. Però quello era il momento di far vedere che oltre le firme negli store ai ragazzetti di 13 anni, oltre ai likes della pagina facebook, effimeri come poche altre cose al mondo, c’era della brace ardente dentro alla Roccia Music.

Era il momento di fare un passetto verso l’immortalità che ogni artista insegue. E voi lo avete perso.

 

Potevate dare il rimborso, spiegare di persona i perché della vostra scelta, scendere tra i ragazzi, (non i fan, i ragazzi, che fan è proprio una parola di merda), e farvi delle foto, due firme sul disco. Oppure, proprio ad essere brillanti, scrollarvi di dosso lo scazzo (pensa che scazzo c’ha addosso chi si sveglia tutti i giorni alle cinque del mattino per andare in fabbrica) e fare un po’ di pezzi, magari un po’ di freestyle, visto che Fred De Palma lo mastica molto bene. Il giramento di palle a fine serata non se ne sarebbe andato, ma per quelle cento persone sareste rimasti inedelibili come un ricordo dal quale non ci si vuole liberare, avrebbero parlato di un concerto magari non tanto patinato, ma sincero. Per quelle cento persone sareste stati un po’ più artisti e un po’ più immortali.

E lo avreste letto nei loro occhi. E forse, dico forse, sareste andati a letto con i coglioni un po’ meno girati e un po’ più fieri di voi stessi.

Certo, per una volta non avreste potuto scrivere sul vostro profilo facebook “viene giù il posto” o altre cazzate simili, con tanto di foto della massa di gente e millemila like sotto coi commenti delle ragazzine “che figo marra, ti adoro”, forse qualcuno dell’ambiente avrebbe potuto attentare al vostro ego deridendovi per aver suonato davanti a così poca gente, forse per una volta vi sareste sentiti un po’ meno star del pop e un po’ più musicisti che vengono dal basso, dalla musica indipendente. Forse tutto questo sarebbe successo, è vero.

Ma così facendo avete offerto il fianco ad un nemico ben peggiore, l’insicurezza.

Se foste davvero sicuri del vostro reale valore, se foste davvero sicuri del vostro cammino fino ad ora, non sarebbe bastata una serata storta a farvi sentire così tanto frustrati da non suonare.
Perché nulla cancella le rime, i testi, i versi e le canzoni, nessuno cancella le date sold out, nessuno cancella i sacrifici.

Figuriamoci una data riuscita male.

Questo è passato alla gente, a mio parere. Questo rimarrà del concerto annullato. Tanta frustrazione e insicurezza.

 

Ora Fabio, ti saluto e mi scuso per la lunga lettera che spero non ti abbia offeso o peggio, annoiato.

Ricordati sempre chi sei, cosa vuoi e da dove vieni. Perché alcuni errori non si cancellano mai, neanche con il tempo.

 

Un saluto,

Paolo.

 

 

RI-TRATTI DAL COMICON

I protagonisti del fumetto italiano fotografati da Simone Florena.
Un libro fotografico edito da Napoli Comicon.

Anche un bel sito dedicato alla pubblicazione, che è stata anche un mostra.

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